DALE MORTENSEN: DOPO LA CRISI, RIPRESA O STAGNAZIONE?

Dom, 03/06/2012 - 18:34

E' toccato a Dale Mortensen, economista vincitore del Nobel nel 2010 assieme a Pissarides - che ha parlato al teatro Sociale giovedì - chiudere la settima edizione del Festival dell'Economia di Trento, dedicata al tema dei cicli di vita e del rapporto fra le generazioni. Al centro del suo intervento, la stagnazione occupazionale in Europa, contrapposta alla lenta, graduale ripresa che si registra negli Stati Uniti, anche se pesa l'incognita delle prossime elezioni. Per Mortensen, la ricetta "giusta" per l'Europa è quella di una crescita finanziata dall'indebitamento. Quest'ultimo dovrebbe essere negoziato dal paese più forte della Ue, la Germania, capace di spuntare tassi di interesse non dissimili da quelli statunitensi. Auspicabile, in prospettiva, anche l'emissione di eurobond e soprattutto una comune politica fiscale. In quanto alle tutele per i lavoratori, Mortensen è dell'idea che il mercato, e con esso i lavoratori, necessitino soprattutto di flessibilità. La protezione dei lavoratori non crea di per sé disoccupazione ma ha un impatto negativo sulla crescita. Mortesen ha detto però che i contratti a termine non sono stati, in Italia, uno strumento efficace contro la disoccupazione giovanile; dunque bisognerebbe poter offrire contratti di lavoro a più lunga scadenza, ma non a tempo indeterminato. -
Ad introdurre Mortensen, Tito Boeri, che ha spiegato l'apporto fondamentale
delle ricerche del Nobel nella comprensione delle dinamiche del mercato del
lavoro, con particolare riferimento agli interessi distinti dei due attori
fondamentali, lavoratori e datori di lavoro, e alla definizione dei livelli
salariali. "Un altro insegnamento importante del lavoro di Mortensen - ha
sottolineato Boeri - deriva dalla sua capacità di coniugare gli aspetti
microeconomici con quelli macro, sempre confrontandosi con i dati reali, con la
statistica."
Mortensen ha cominciato il suo intervento esponendo la "teoria dei flussi",
basata sull'idea della coesistenza, apparentemente anomala, fra offerta di
lavoro e disoccupazione, spiegabile con il tempo necessario affinché si trovi
il giusto equilibrio fra le parti. Passando al dato di realtà, il mercato del
lavoro americano ha conosciuto una crisi profonda fra il 2007 e il 2009, per
poi risalire (grazie ad esempio alla crescita di offerta nel settore
sanitario). In generale, la possibilità di trovare un lavoro cresce quando
aumentano i posti vacanti. "L'offerta occupazionale da parte dei datori di
lavoro -ha proseguito Mortensen - dipende in parte dalle loro previsioni sul
futuro. Il futuro però è incerto, non lo conosciamo. I datori di lavoro quindi
devono assumersi un rischio quando decidono di assumere. La crisi economica è
stata determinata dallo scoppio della bolla immobiliare, prima negli Usa e di
riflesso in Europa. Le famiglie hanno reagito contenendo i consumi, il che ha
depresso la produzione e l'occupazione. Due dei settori più colpiti sono stati
quello dell'edilizia e quello finanziario. In questa situazione, i datori di
lavoro dovrebbero prepararsi per la ripresa. Ma i datori di lavoro sono
condizionate dalle aspettative riguardo al futuro. Nell'incertezza, solitamente
accumulano capitale, quando è possibile, che reinvestono. Restando sul piano
del lavoro, si è notato che nella fase della ripresa è necessaria una
disponibilità di lavoro maggiore." In quanto alle protezioni, esse per
Mortensen non creano necessariamente disoccupazione ma hanno un impatto
negativo sulla crescita. Al contrario,la crescita economica necessita in primo
luogo di flessibilità.
Per quanto riguarda i giovani, se c'è offerta di lavoro di solito i giovani in
epoca di crisi accettano di tutto, anche a livelli salariali bassi. Questo
determina delle conseguenze anche a livello macroeconomico, sul piano delle
mancate entrate dello Stato, attraverso le tasse. "In Italia - ha detto
l'economista - dopo l'inizio della crisi la disoccupazione giovanile è crescita
più che in Usa e Ue. Ciò significa che l'occupazione giovanile è un problema
strutturale, non ciclico. La soluzione passa necessariamente attraverso una
riforma del mercato del lavoro.
Quali politiche governative sono auspicabili? Negli Usa la Fed ha agito
rapidamente per tamponare la crisi finanziaria. Successivamente è stato varato
il Job Bills, il cui impatto è stato però relativo. Lo stesso dicasi per
l'utilizzo della leva fiscale (si consideri che in precedenza c'era stato un
taglio consistente delle tasse in corrispondenza dell'avvio di due guerre, il
che ha provocato una crescita consistente del debito)."
Per Mortensen, dunque, negli Usa sarebbe auspicabile far crescere
l'indebitamento per stimolare la crescita e creare occupazione. La situazione
però è condizionata dalle imminenti elezioni; sia che vincano i Repubblicani
sia che si confermi Obama, lo studioso si dice non del tutto ottimista.
Venendo all'Europa, "senza crescita non si possono risolvere i problemi. Ma la
crescita comporta investimenti pubblici, che determinano a loro volta una
crescita del deficit. Perciò il mio consiglio è di continuare a indebitarsi.
L'Italia da sola non può farla, i tassi sarebbero troppo alti, ma l'Europa non
è l'Italia. In particolare c'è un paese, la Germania, che può spuntare tassi
simili agli Usa. La Germania dovrebbe dunque prendere a prewtito denaro, poi
prestarlo all'Italia, ad un tasso doppio (2,5%): Entrambe le parti ne
trarrebbero beneficio sul lungo periodo."
Riguardo alla Bce, per Mortensen sarebbe importante per l'Europa avere un
sistema bancario più simile a quello americano. Sarebbe necessario avere anche
una politica fiscale comune. Le riforme, comunque, in Europa del Sud, rimangono
fondamentali, se non altro per rilanciare l'occupazione. "I contratti a termine
non hanno sconfitto la disoccupazione e non hanno accresciuto il capitale
umano. C'è la necessità di offrire rapporti di lavoro a lungo termine, ma ciò
non accadrà se il datore di lavoro penserà che questo lavoro durerà tutta la
vita."
Infine, quale settore può essere più suscettibile di crescita in Italia? Per
Mortesen, quello del design.